Recensione di Daniele Cestellini (Etnomusicologo dell’Università di Perugia) per la rivista on line Blogfoolk

Pubblichiamo con immenso piacere questa recensione – del nostro cd Migala – World ‘n’ Folk Music – curata da Daniele Cestellini (Etnomusicologo dell’Università di Perugia) per la rivista on line Blogfoolk.”…la “fusione” si lega al processo di “interpretazione”, che nell’ambito delle musiche popolari si addensa attraverso richiami (più o meno indiretti) alle interpretazioni che gli studiosi danno, o hanno dato in passato, delle produzioni espressive di tradizione orale e delle loro derivazioni commerciali e internazionaliste.””Il concetto di “rappresentazione”, invece, è quello, altrettanto incoerente, formato dalla confluenza di due stadi, che sono, allo stesso tempo, anche due azioni: il “contrasto” e la “de-contestualizzazione”. Quest’ultimo mi sembra particolarmente interessante, perché definisce non solo la distanza dei “produttori” (dei rappresentatori in questione) dalla matrice che li ispira, ma perché misura anche il grado di coerenza con le informazioni che da quella matrice provengono””…possiamo dire che dietro le relazioni interpretative che i musicisti instaurano con i patrimoni musicali orali, prende forma un repertorio nuovo e a tratti originale, che rimane pressoché indefinibile nella misura in cui si perde nel magma delle attribuzioni, delle terminologie, delle critiche, dei resoconti.””Mi chiedo se non sia questa, in sostanza, la via per sciogliere il nodo stretto attorno ai quesiti che nascono da questo genere musicale: non si tratta di definire il grado di sovrapposizioni, ma piuttosto di misurare la percezione che i musicisti hanno dei patrimoni musicali con cui si confrontano e che decidono di interpretare. Migala può rappresentare un buon esempio di riflessione in questo senso, nella misura in cui gli elementi tradizionali delle nostre regioni (ad esempio delle musiche del Salento, della Puglia o della Campania) sono trattati alla stregua di altri elementi musicali (ad esempio il jazz manuche o alcune musiche dell’est o del nord Europa), e nella misura in cui sono gli stessi musicisti che non solo presentano, ma “analizzano” i pezzi che propongono, attraverso un sistema di note che accompagna la trascrizione di ogni brano.”È bello poter legger tali analisi e riflessioni nate dall’ascolto della nostra produzione.
Come band, abbiamo sempre cercato di vedere le nostre possibilità espressive musicali – legate ai nostri vari background – da varie angolazioni. E, in un certo qual modo nelle varie “angolazioni” abbiamo voluto far confluire percorsi musicali – apparentemente distanti – legati da vari “fili di Arianna”.
La Musica con la quale ci rapportiamo – d’altronde – ha molto a che vedere con territori, storie e popoli che si affacciano sul mediterraneo. Cercare la “coerenza” con vari filoni espressivi musicali – nell’ambito etnico, popolare… – è un qualcosa che ti pone a misurarti con culture altre.
Il nostro approccio a varie aree musicali strettamente legate a dei territori, usi, costumi e persone, vuole esser – con molta umiltà – una percezione di “contrasti”, che poi in realtà – in fondo – nascondono anche legami culturali storici.
Noi, ovviamente nel nostro rapporto con tali musiche – in un cd, in un concerto – ci decontestualizziamo dai luoghi di origine delle nostre sonorità e ci distacchiamo da quella, che in realtà dovrebbe essere una “rappresentazione tradizionale” di vari repertori musicali popolari, etnici… (su questo, non c’è dubbio, in quanto la tradizione vive nei suoi luoghi di origine e si evolve con gli attori lì presenti).
Cerchiamo – in qualche modo – di creare una sorta di “spazio neutrale” in cui mettere a confronto sonorità altre, ma che come dicevo risentono di legami storici. Oggi, crediamo sia molto importante – nell’attuale contesto globale – porsi a confronto, per capire la ricchezza altrui e per comprendere la visione della realtà da vari punti di vista e di ascolto.Ringraziamo la Redazione di BlogFoolk e Daniele Cestellini.

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